Tutti a casa!

Non è purtroppo solo il titolo di un vecchio film ma una tragica realtà che stiamo vivendo nella Telecom Italia S.p.A.
Durante il mese di settembre ed anche in questi giorni, ottocentodiciotto lavoratori sono finiti nella rete oscura della Cassa – Integrazione, con flebili e aleatorie possibilità di rientro nell’Azienda.Tra circa due anni i cassaintegrati potrebbero riprendere servizio ma con la grande incertezza di finire in qualche periferico Mac Donald o addirittura nelle spire del licenziamento. Il Rag. Colannino regista di grido di questa kermesse Hollywoodiana, servitore di leggi finanziarie mondiali, crudeli, è asservito al capitalismo che non prevede più spazi di generosità umana, ma fatto ancor più grave  non pare prevedere più i diritti al lavoro, diritti che vengono messi in pericolo dagli interessi di biechi finanzieri che detengono il potere economico mondiale. A cosa serve il dolore, lo stupore, gli occhi smisuratamente grandi e lucidi di pianto di un uomo o di una donna a cui viene consegnata una lettera di cassa integrazione? Per questo essere umano non sarà una giornata come le altre, si perderà all’improvviso quel meraviglioso rapporto con il quotidiano che Renè Clair ci fece conoscere. Colannino di Renè Clair ne sa ben poco, si prodiga affinché tutto si dissolva in un gesto di esclusione volato dalla mano fredda e cinica di un qualcuno che comunicherà verbalmente il dramma.
Famiglie senza un domani, senza la certezza di una minima base economica che sostenti il fardello di responsabilità verso figli e coniugi ma soprattutto verso sé stessi per l’inalienabile diritto alla vita di ognuno di noi.
Bisogna impegnare le nostre forze a far si che la corsa ai profitti e alla globalizzazione abbia fine. La privatizzazione dell’azienda non deve portare ai licenziamenti che ledono i diritti umani e ancor più quelli sociali. Lo prenda Colannino quel tram che si chiama desiderio e vada verso i lidi di un pensiero più profondo. Raccogliamo le forze, tutti noi lavoratori per far si che cessi l’assasinio morale e psicologico per far si che nessuno di noi rimanga col vuoto incolmabile e nostalgico di un posto di lavoro.Raccogliamo i nostri Ideali forse dimenticati di un ’68 che non deve morire nel ricordo di lontane barricate. Riscopriamolo insieme nella comunanza dei nostri interessi primari, lottiamo per l’unità dell’Azienda che sta incrinando la sua compattezza; gridiamo dal nostro io più profondo la nostra libertà di lavoratori.
TETI, IRITEL, ASST, SIP, TELECOM in questi anni tante innovazioni soprattutto esteriori e tanta involuzione nei fatti. Un percorso a ritroso; un fascismo recriminatorio e ingiusto sta prendendo il sopravvento su democratiche voci che emettono ormai suoni inascoltati.
Caro Rag. Colannino, da vero cineasta quale sei non potevi che scegliere il film migliore per vincere l’osannato Oscar: A casa dopo l’Uragano.
 
 

 Lo Staff di NewsTLC